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Sull’Acropoli
di Alatri, fulcro difensivo, si erge il complesso della Concattedrale
della diocesi di Anagni-Alatri, originariamente dedicata a
S.Paolo e in seguito anche a S.Sisto, patrono della città.
I basamenti di una precedente area sacra pelasgica, sono evidenti
lungo il lato settentrionale della costruzione.
Sorta in epoca altomedievale sul basamento di uno ierone ciclopico,
quest’antica chiesa, di cui si ha notizia fin dal 930,
subì a partire del XIII secolo numerosi restauri e
rifacimenti, culminati nel’700 con una totale ristrutturazione.
L’attuale costruzione, segnata da inevitabili disarmonie
stilistiche, si presenta con un’imponente facciata in
pietra a laterizio, eretta insieme al vicino campanile dall’architetto
Jacopo Subleyras tra il 1790 e il 1808. In essa è evidente
il modello delle maggiori basiliche romane. L’interno,
a croce latina, conserva intatta la sola articolazione a tre
navate, suddivise da pilastri cruciformi ed attraversate,
in corrispondenza del presbiterio, da un lungo transetto sopraelevato.
Il corpo posteriore è concluso da un vasto ambiente
absidato, cui si affiancano la cappella del SS.mo Sacramento,
progettata nel 1875 da Giuseppe Olivieri e quella dedicata
a S.Sisto, realizzata nel 1932 da Luigi Morosini per accogliere
le Reliquie e la statua del Pontefice, patrono della città.
I quadri posti sugli altari della navata sinistra, risalgono
al secolo XVIII, l’organo posto sopra l’ingresso
centrale è invece datato 1853. L’altare maggiore,
posto al centro del presbiterio, fu fatto erigere nel 1757,
in sostituzione del primitivo, risalente al 1156 e qui collocato
da mons. Danti dopo averne rinvenuto all’interno le
reliquie del Santo. Tutti gli altari delle navate laterali
furono rinnovati sul principio del XIX secolo. In fondo alla
navata destra, si conserva il corpo di S.Alessandro martire,
estratto dal cimitero di S. Callisto, donato nel 1640 alla
chiesa di Alatri.
La porta centrale in bronzo, opera di Tommaso Gismondi, fu
donata dal comune nel IV° Centenario del rinvenimento
delle Reliquie di S.Sisto, in occasione della visita pastorale
di S.S. Giovanni Paolo II, il 2 settembre 1984.
All’interno della chiesa si conservano reperti cosmateschi
del 1222, un fonte battesimale del XVII secolo, opera di un
anonimo lapicida locale e diverse pitture di varia datazione.
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San
Sisto I
San
Sisto ebbe i suoi natali a Roma dalla famiglia Pastore
(nome assai frequente tra i romani del II secolo). Il
suo anno di nascita è ignoto. La tradizione lo
vuole appartenente alla regione di Via Lata, centro
animato della vita civile al tempo dell’Impero.
Una seconda debole convinzione lo vuole “alatrense”,
essendo a quei tempi Alatri un municipio e colonia romana.
Il nome “Sisto”, probabilmente di origine
greca, potrebbe anche significare che fu il sesto successore
di San Pietro. Non c’è chiarito neanche
quale dignità ricoprisse S.Sisto al momento della
sua elezione a Sommo Pontefice. Si pensa però
che fosse vicario o coadiutore di S. Alessandro.
Secondo il Liber Pontificalis, durante il suo pontificato
diede 3 disposizioni:
• nessuno, ad eccezione dei ministri del culto,
durante la consacrazione può toccare il calice
e la patena;
• i vescovi che si sono recati presso la Santa
Sede, al loro ritorno nella diocesi devono presentarsi
con una lettera apostolica che conferma la loro piena
comunione con il soglio di Pietro;
• dopo la Prefazio della Messa il sacerdote deve
recitare il Sanctus con l'assemblea.
Secondo una leggenda fu lui ad inviare il primo missionario
ad evangelizzare la Gallia, il vescovo Pellegrino. Il
Catalogo Feliciano dei papi ed i vari martirologi lo
indicano come martire sotto il crudele Antonino Pio,
ma non ci sono dettagli sul tipo di martirio che patì.
Alla sua morte, fu inumato nel sepolcreto della basilica
Vaticana.
Fu Papa dal 115 al 125 D.C. Il suo predecessore fu Papa
Alessandro e il suo successore Papa Telesforo.
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| L’
arrivo ad Alatri delle Reliquie di S. Sisto I Papa e Martire
Correva
l’anno 1132, Rainolfo, conte di Alife, decise
di inviare degli ambasciatori a Roma per ottenere dal
Papa Anacleto II° le reliquie di qualche santo con
lo scopo di liberare la propria città dalla pestilenza.
Anacleto concesse l’urna delle reliquie di S.
Sisto agli alifani che la caricarono sul dorso di una
mula per far ritorno fiduciosi ad Alife.
Giunti ad un trivio, probabilmente nei pressi di Fumone,
la mula non volle più saperne di proseguire per
Alife e si avviò per un sentiero che conduceva
ad Alatri. Nessun tentativo riuscì a far cambiare
strada alla mula che si fermò nei pressi della
chiesa di S. Matteo in località detta il Colubro,
dove fu accolta dal Vescovo, dal clero e dal popolo
alatrino. La mula proseguì il suo cammino dirigendosi
senza esitazione verso l’acropoli e davanti alla
cattedrale si inginocchiò aspettando che il Vescovo
Crescenzio la liberasse dal suo prezioso carico.
Da quel momento Alatri fu liberata dal contagio e i
cittadini fecero dono agli alifani di un dito del Santo.
S.Sisto aveva scelto la sua dimora: era l’11 gennaio
1132.
Le
reliquie di S.Sisto sono conservate nella Concattedrale
di S.Paolo entro un’urna di piombo antichissima,
sul cui coperchio vi è incisa la scritta: “HIC
RECONDITUM EST CORPUS XYSTI PP. PRIMI ET MARTIRIS”
La ricorrenza della venuta del Santo si festeggia ad
Alatri l’11 gennaio con una solenne funzione religiosa,
mentre, il mercoledì dopo Pasqua, l’imponente
statua è portata in processione per le strade
della città. Il motivo del “doppio festeggiamento”
è da ricercarsi in un avvenimento storico:
Nell’anno
1186, Alatri è assediata dalle truppe di Arrigo
VI°, figlio di Federico Barbarossa. Dopo nove giorni
di resistenza i viveri e le forze cominciano a mancare
e gli alatrini vanno a prostrarsi innanzi al loro Patrono
San Sisto per invocare aiuto e protezione. Dopo fervide
preghiere, si sentono animati da gran forza d’animo.
Riunite le forze, si scagliano come leoni contro il
nemico, che si da a vergognosa fuga verso la vicina
Guarcino, non resistendo all’attacco. Tutti attribuirono
a San Sisto l’onore della vittoria, ed essendo
il fatto accaduto nel mercoledì dopo la Santa
Pasqua, decretarono che d’allora in poi quel giorno
dovesse essere consacrato al loro Santo Protettore e
ritenuto il più importante dell’anno.
S.Sisto
“gode” dunque di ben due feste, entrambe
avvertite profondamente dal popolo alatrense.
La statua del Santo è in legno ricoperto d’oro
(la testa, il braccio e la palma sono di argento). Il
suo peso è di circa 7 quintali ed essa è
portata processionalmente in spalla per le vie della
città da 20/25 incollatori appartenenti alla
Confraternita.
Una curiosità: ogni qualvolta avviene il cambio
del Vescovo di Alatri, il suo primo ingresso nella città
è a dorso di una mula bianca, in ricordo dell’episodio
della venuta di S.Sisto.
Le città di Alatri e Alife, inoltre, sono unite
nella fede al Santo attraverso un gemellaggio.
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IL
MIRACOLO EUCARISTICO DELL’OSTIA INCARNATA
Tra
le molte testimonianze di fede che nel corso dei secoli
hanno scandito la storia di Alatri si inserisce il Miracolo
dell’Ostia Incarnata: una particola consacrata
divenuta carne umana in seguito ad un atto sacrilego,
compiuto nella città tra la fine del 1227 e i
primi mesi del 1228.
La memoria di quest’evento è racchiusa
in un documento redatto nel palazzo lateranense il 13
marzo 1228: un Mandatum pontificio di Gregorio IX°
al vescovo diocesano Giovanni V°. In questa Bolla
è ufficializzato il giudizio del Pontefice, in
risposta ad una precedente lettera informativa del presule
di Alatri:
Gregorio
Vescovo, servo dei servi di Dio, al venerabile Vescovo
di Alatri, nostro fratello, salute e apostolica benedizione.
Abbiamo ricevuto, fratello carissimo la lettera riguardante
il fatto che una giovane, a causa della cattiva influenza
di una donna malvagia, avendo ricevuto dalle mani del
sacerdote il sacratissimo Corpo di Cristo, lo trattenne
temporaneamente nella bocca, finché, coltane
l’opportunità, lo avvolse di nascosto in
un panno, fino a quando, dopo tre giorni, trovò
il medesimo Corpo, che aveva ricevuto sotto forma di
pane, convertito in carne, come appare in modo inequivocabile
a chi tuttora lo osserva.
Pertanto, avendoti entrambe confessato umilmente tutto
ciò, chiedi di essere istruito, con una nostra
risposta, su quale debba essere la penitenza da infliggere
loro.
Dunque, innanzitutto, rendiamo grazie, per quanto possibile,
a Colui che, sebbene operi mirabilmente in ogni cosa,
tuttavia in alcune circostanze interviene in modo miracoloso
e si avvale di eventi straordinari, affinché,
rinsaldando la Fede nella verità della Chiesa
cattolica, ravvivando la Sapienza, riaccendendo la Carità,
dissuada i peccatori, converta i malvagi e confonda
l’errore degli eretici.
Quindi, fratello carissimo, con questa lettera apostolica
ordiniamo che, per quanto concerne la giovane, giacché
si valuta abbia sbagliato più per fragilità
che per malizia e, soprattutto, poiché è
da credersi che si sia sufficientemente tormentata in
confessione, sia da infliggerle una punizione più
mite. All’altra, piuttosto, che la indusse a peccare
a causa della sua perversità, escludendo ciò
che riteniamo di dover lasciare al tuo giudizio, (disponiamo)
che tu la costringa, portandosi al cospetto dei Vescovi
viciniori, a dichiarare con remissività il suo
reato, implorando umilmente il perdono.
Dato
in Laterano il 13 marzo, l’anno primo del nostro
pontificato.
Agli
inizi del’700, non senza l’indignazione
del clero e del popolo di Alatri, una porzione della
Reliquia viene offerta dal Vescovo Giuseppe Guerra al
proprio concittadino e futuro cardinale Camillo Cybo
che, a sua volta, ne fece atto di donazione al Monastero
e chiesa di S. Maria degli Angeli alle Terme di Diocleziano
a Roma.
Attualmente, la restante particola consacrata è
conservata nella Concattedrale di S. Paolo in un’apposita
cappella fatta realizzare nel 1997, presso la navata
destra.
Entro una teca vitrea, è esposta alla venerazione
di tutti i credenti. Si presenta con le fattezze di
un piccolo pezzo di carne dall’aspetto omogeneo
e di colore brunastro. La materia evidenzia una forma
sferoidale del diametro di circa 1 cm, conferitale dal
cilindro di cristallo nel quale è da sempre conservata.
L’esistenza di una fonte di assoluto rilievo,
quale la Bolla di Gregorio IX°, non può che
inserire a pieno titolo il Miracolo alatrino tra i più
antichi prodigi eucaristici storicamente documentati.
Ogni anno, nella domenica del Corpus Domini, ad Alatri,
si onora la presenza di Gesù Sacramentato con
un’infiorata artistica che si snoda caratteristicamente
per le vie cittadine e a cui partecipano gli abitanti
tutti della città.
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